Ci sono cantine che raccontano la storia di un territorio attraverso i propri vini. E ce ne sono altre che di quella storia sono state protagoniste. Castello di Verduno appartiene a questa seconda categoria.
Nel cuore delle Langhe, sulle colline che guardano verso La Morra e il Tanaro, il Castello custodisce una delle vicende più affascinanti della viticoltura piemontese. Le sue origini risalgono al Cinquecento, ma è nel 1838 che la proprietà entra in una fase decisiva: il re Carlo Alberto di Savoia acquista il Castello e affida la gestione della tenuta al generale ed enologo Paolo Francesco Staglieno, figura importante nell'evoluzione della vinificazione del Nebbiolo.
In un'epoca in cui il Barolo stava ancora definendo la propria identità, le cantine di Verduno diventano parte di quel processo di sperimentazione e perfezionamento che avrebbe contribuito alla nascita del grande vino delle Langhe.
Nel 1909 il Castello passa alla famiglia Burlotto. Successivamente, l'unione tra Gabriella Burlotto e Franco Bianco, proveniente da una famiglia storicamente legata alla viticoltura di Barbaresco, crea un collegamento particolarmente significativo tra le due grandi denominazioni del Nebbiolo piemontese.
Oggi Castello di Verduno continua a esprimere questa doppia appartenenza, mantenendo un legame profondo con la memoria dei luoghi e con uno stile produttivo che privilegia l'identità dei vigneti rispetto alle mode enologiche.
Due territori, due interpretazioni del Nebbiolo
Il carattere distintivo di Castello di Verduno nasce dalla possibilità di lavorare il Nebbiolo in due aree storiche delle Langhe: Verduno, nella denominazione Barolo, e Barbaresco.
Sono territori relativamente vicini, ma capaci di dare origine a interpretazioni differenti dello stesso vitigno.
A Verduno, il Nebbiolo può esprimere una particolare finezza aromatica, con richiami floreali, spezie delicate e tannini che, nelle migliori espressioni, coniugano precisione ed eleganza.
A Barbaresco, il vitigno mostra sfumature differenti secondo le esposizioni e i suoli, dando vita a vini che possono unire intensità, profondità e capacità di evoluzione.
Fra i vigneti che identificano maggiormente il lavoro della cantina troviamo:
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Monvigliero, una delle MGA più riconoscibili di Verduno, associata a Barolo di grande finezza.
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Massara, altro importante vigneto di Verduno, capace di esprimere un Nebbiolo dalla personalità distinta.
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Rabajà e Rabajà-Bas, riferimenti della produzione di Barbaresco, con espressioni strutturate, complesse e destinate anche a lunghi affinamenti.
La possibilità di interpretare entrambi i territori rappresenta una delle principali ragioni d'interesse della cantina, soprattutto per chi desidera comprendere le molteplici personalità del Nebbiolo.
La filosofia produttiva: il tempo come ingrediente
A Castello di Verduno la tradizione non è un esercizio nostalgico, ma un metodo di lavoro.
Le pratiche in vigneto mirano a ottenere uve equilibrate e rappresentative della loro origine. In cantina, soprattutto per Barolo e Barbaresco, vengono adottate fermentazioni in tini aperti e affinamenti prolungati in grandi botti di rovere.
L'obiettivo non è sovrapporre al vino uno stile riconoscibile a ogni costo, ma accompagnarne l'evoluzione preservando le differenze tra varietà, annate e vigneti.
La vinificazione e la maturazione si svolgono nella cantina di Barbaresco, mentre a Verduno hanno luogo l'imbottigliamento e l'affinamento nelle antiche cantine del Castello.
Un approccio che richiede attenzione e pazienza, fondato sulla convinzione che il tempo debba permettere al vino di raggiungere la propria espressione, non semplicemente trascorrere.
Il Pelaverga Piccolo: l'altra anima di Verduno
Se il Nebbiolo rappresenta la grande vocazione storica della tenuta, il Pelaverga Piccolo ne racconta l'anima più locale.
Per lungo tempo rimasto ai margini della produzione piemontese, questo vitigno ha trovato a Verduno un territorio d'elezione e alcune famiglie determinate a preservarlo.
Castello di Verduno ha avuto un ruolo concreto in questo percorso: nel 1972 promosse l'impianto di vigneti interamente dedicati al Pelaverga Piccolo, contribuendo alla sua valorizzazione come varietà autonoma.
Il risultato è un vino rosso dalla personalità immediatamente riconoscibile, spesso caratterizzato da colore relativamente tenue, profumi di piccoli frutti rossi, note floreali e una distintiva speziatura di pepe.
Il Verduno Pelaverga DOC Basadone è una delle espressioni più rappresentative di questo lavoro: un vino capace di raccontare il territorio senza la necessità di ricorrere alla potenza o alla concentrazione.