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Puligny-Montrachet, Chassagne-Montrachet e Meursault: viaggio tra i grandi Chardonnay della Borgogna

Puligny-Montrachet, Chassagne-Montrachet e Meursault: viaggio tra i grandi Chardonnay della Borgogna

Tre villaggi, nove produttori e una degustazione che ci ha ricordato perché la Côte de Beaune continua a rappresentare il punto più alto dello Chardonnay mondiale.

Ci sono degustazioni che raccontano un vino, altre raccontano un territorio.
Entrando in enoteca quella sera, la prima cosa che colpiva non erano i calici, ma la sequenza delle bottiglie. Nove etichette allineate con cura, provenienti da tre villaggi che, per chi ama il vino, hanno quasi il valore di luoghi sacri: Puligny-Montrachet, Chassagne-Montrachet e Meursault.

L'obiettivo della serata non era decretare il vino migliore, né confrontare punteggi. Volevamo fare qualcosa di diverso: capire come lo stesso vitigno, lo Chardonnay, riesca a cambiare completamente carattere nel raggio di pochi chilometri. È una domanda che ogni appassionato, prima o poi, si pone; ed è anche il motivo per cui la Borgogna continua a essere considerata il laboratorio più affascinante del vino mondiale.

In Borgogna il protagonista non è lo Chardonnay: chi si avvicina per la prima volta ai vini borgognoni commette quasi sempre lo stesso errore: pensa allo Chardonnay come protagonista, mentre in realtà succede esattamente il contrario.

Lo Chardonnay è quasi invisibile, è il mezzo attraverso cui parla il territorio. Cambiano pochi metri di altitudine, cambia l'esposizione, cambia la percentuale di calcare, di marna o di argilla. E cambia completamente il vino. Per questo in Borgogna si parla di climat prima ancora che di vitigno: ogni parcella possiede una propria identità, costruita in secoli di osservazione e di lavoro in vigna. È questa cultura del luogo che rende un Puligny-Montrachet diverso da un Chassagne-Montrachet o da un Meursault, pur essendo tutti ottenuti da Chardonnay.

Prima tappa: Puligny-Montrachet, dove lo Chardonnay diventa precisione

La degustazione si apre con tre nomi che raccontano tre modi diversi di interpretare Puligny-Montrachet.

Domaine Leflaive – Puligny-Montrachet 2022
Maison Louis Latour – Puligny-Montrachet Premier Cru La Garenne 2022
Domaine Alain Chavy – Premier Cru Les Clavoillons 2022

Bastano pochi minuti per capire di essere entrati in un mondo particolare. I vini non cercano volume, non cercano ricchezza, sembrano quasi trattenersi. Poi, lentamente, iniziano ad aprirsi: agrumi, fiori bianchi, pietra bagnata. Una tensione che accompagna il sorso dall'inizio alla fine. Puligny-Montrachet è questo: precisione, verticalità, luce. Nei grandi interpreti del villaggio, il vino non conquista con la forza ma con l'equilibrio. I suoli calcarei, spesso sottili e molto drenanti, favoriscono infatti Chardonnay dalla trama tesa, minerale e di straordinaria eleganza.


Domaine Leflaive: il nome che ha cambiato la storia di Puligny-Montrachet

Era impossibile immaginare un inizio migliore. Domaine Leflaive non è soltanto uno dei produttori più prestigiosi della Borgogna, è uno dei nomi che hanno contribuito a cambiare il modo di intendere lo Chardonnay. La svolta arrivò con Anne-Claude Leflaive, figura fondamentale della viticoltura contemporanea, che introdusse con convinzione la biodinamica quando ancora molti la consideravano una scelta radicale. Da allora il domaine è diventato un punto di riferimento mondiale per rigore agronomico, rispetto del terroir e ricerca della massima purezza espressiva.

Il Puligny-Montrachet 2022 degustato durante la serata racchiude perfettamente questa filosofia. Non cerca mai l'effetto, cresce lentamente nel bicchiere, ogni minuto aggiunge un dettaglio, ogni sorso racconta qualcosa in più. Sono questi i vini che ti obbligano a rallentare.

Chassagne-Montrachet: quando la materia incontra l'eleganza

Dopo la precisione di Puligny arriva il cambio di ritmo; con Chassagne-Montrachet il vino acquista volume, il centro bocca diventa più ricco, la materia è più presente, ma la freschezza continua a sostenere ogni sorso. In degustazione abbiamo incontrato tre interpretazioni molto diverse, tre produttori, tre sensibilità, un'unica identità territoriale.

Domaine Joseph Colin – 1er Cru "En Cailleret" 2023
Domaine Fontaine-Gagnard – 1er Cru "Les Vergers" 2023
Domaine Lamy-Caillat – 1er Cru "La Grande Montagne" 2023

Storicamente Chassagne-Montrachet è un villaggio dalla doppia anima, capace di produrre grandi bianchi e grandi rossi. Nei suoi migliori Premier Cru lo Chardonnay unisce struttura, profondità e una marcata componente salina, senza perdere la finezza tipica della Côte de Beaune. Tra i tre, Lamy-Caillat merita una menzione particolare: un micro-domaine di poco più di un ettaro, nato nel 2011, che negli ultimi anni è diventato uno dei nomi più ricercati dagli appassionati grazie a produzioni minuscole e a una lettura contemporanea, precisa e profondamente territoriale di Chassagne-Montrachet.

Meursault: il fascino della completezza

Quando arrivano i Meursault la degustazione ha ormai trovato il suo ritmo, i confronti diventano naturali, le differenze emergono con chiarezza. Meursault non punta sulla tensione assoluta di Puligny, non cerca la forza materica di alcuni Chassagne. La sua grandezza sta nell'equilibrio, nel volume, nella profondità, nell’eleganza e nella persistenza.

Per decenni è stato il bianco di Borgogna più conosciuto al mondo e ancora oggi rappresenta una delle espressioni più complete dello Chardonnay. Pur non avendo Grand Cru, ospita Premier Cru considerati tra i migliori della Côte de Beaune per complessità e capacità di invecchiamento.

Domaine Thierry et Pascale Matrot – Meursault 2022
Domaine Patrick Javillier – Meursault "Clos du Cromin" 2022
Domaine Arnaud Tessier – Meursault 1er Cru "Le Poruzot Dessus" 2023

Anche questi assaggi hanno mostrato tre interpretazioni diverse dello stesso villaggio. Tre modi di raccontare Meursault, tre personalità accomunate da una sola caratteristica: la ricerca dell'armonia. più che una degustazione, una lezione di terroir

Alla fine della serata nessuno stava più parlando di Chardonnay. Tutti parlavano di Puligny, di Chassagne, di Meursault. È probabilmente questo il risultato più bello che una degustazione possa raggiungere: far capire che un grande vino non nasce semplicemente da un vitigno, ma nasce dall'incontro tra una collina, un suolo, un'esposizione, un vignaiolo e una storia lunga secoli. La Borgogna continua ad affascinare proprio per questo: non costruisce vini perfetti, costruisce vini irripetibili.

Il prossimo capitolo: Dentro la Bottiglia

Il nostro viaggio, però, non finisce qui. Il primo episodio di “Dentro la Bottiglia” sarà dedicato proprio a Domaine Leflaive. Entreremo nella storia della famiglia, nelle vigne di Puligny-Montrachet e nella filosofia che ha reso questo domaine uno dei simboli assoluti dello Chardonnay mondiale. Perché dietro ogni grande bottiglia non c'è soltanto un vino, c'è un luogo, e soprattutto ci sono persone che, vendemmia dopo vendemmia, hanno imparato ad ascoltarlo.

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